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   > POESIA SICILIANA



Marco Scalabrino
      ARTIGOS

POESIA SICILIANA

IL RINNOVAMENTO
della
POESIA SICILIANA


Dal dopoguerra in poi - giusto noi in questo istante - si sono spesi fiumi e fiumi di parole e di inchiostro su questo argomento.
Ancora oggi, non credo se ne abbia coscienza; non credo se ne avverta realmente l’esigenza; non credo se ne colga l’urgenza.

Non un generico riferimento agli " altri ", ai terzi, il mio; ma uno specifico richiamo al popolo degli eletti, all’esercito degli scriventi, alle orde dei criticanti.

La strada del Rinnovamento è lunga, tortuosa, insidiosa.

Alcuni certamente; altri forse. Non molti comunque.
E quante esitazioni, quanti vincoli, quanti narcisismi !

Personalmente, da tempo, sono sulle tracce di quella strada.
A tratti mi sembra di scorgerla, ma ...
E nondimeno, una certezza m’ accompagna: la DISCIPLINA; il Rinnovamento della Poesia Siciliana non può che passare attraverso il rigore della forma.
Sono pienamente convinto che ci debba essere onestà, passione, cuore in chi scrive; ma, parimenti, non può difettare la forma, la disciplina, la scelta.


Sono sicuro che alcuno mai affronterebbe il Francese, l’ Inglese, il Tedesco ... senza conoscerne l’ortografia, la morfologia, la sintassi, la semantica.

E allora perché farlo col Siciliano ?
E' falso, incosciente, deleterio ritenere che sia sufficiente essere nati e cresciuti nell’ Isola per scrivere il Siciliano !

Noi tutti siamo - sì - dei parlanti.
Per acquisire la ” qualità “ di scriventi, occorre un impegno diuturno volto alla conoscenza diretta degli Autori ( sia classici che moderni ), alla lettura critica dei commenti inerenti alle opere e alle questioni della Letteratura, al rilevamento soprattutto di quell’immenso patrimonio indistinto - ovverosia il codice linguistico di un popolo - che Ferdinand De Saussure definì langue e dal quale pervenire, a seguito di un costante, preliminare esercizio e nel rispetto delle norme, alla propria, originale parole.

In sostanza, bisogna studiare il Siciliano; bisogna che ogni scrivente acquisisca coscienza, determinatezza, responsabilità del proprio dettato.

Viene posto sovente da taluni l’ interrogativo: " non esistendo un Siciliano nel quale scrivere ... ha senso dannarsi sulla autentica trascrizione delle parole della poesia ? "

Le osservazioni appena esposte rispondono già, in qualche misura, all’ interrogativo; e tuttavia, nell’ intento di approfondire ulteriormente, pongo a mia volta una domanda: il SICILIANO è LINGUA o DIALETTO ?



Affrontiamo complessivamente i due quesiti, tramite le autorevoli valutazioni storico-critico-letterarie di Mario Sansone e di Salvatore Camilleri:

1) dal punto di vista glottologico ed espressivo non c’ è alcuna differenza essendo la lingua letteraria un dialetto assurto a dignità nazionale e ad un ufficio unitario per complesse ragioni storiche;
2) il Siciliano, con la poesia alla corte di Federico II, è stato determinante per la nascita della poesia italiana;
3) il Siciliano è stato lingua ufficiale per oltre due secoli ( il XIII e il XIV );
4) il Siciliano è stato strumento letterario di poesia e di prosa: nella seconda metà del sec. XV diede vita alle Ottave o Canzuni, nel sec. XVIII a un autentico poeta come Giovanni Meli e nel XIX secolo a Nino Martoglio, ad Alessio Di Giovanni, al Premio Nobel Luigi Pirandello. E ancora, la sua influenza si riscontra in Verga e Tomasi di Lampedusa;
5) il Siciliano, per ispirazione, toni e contenuti, è capace di esprimere tutta la complessa realtà, dall’ aspetto lirico all’ epico, dal tragico al comico, in tutte le sue essenze, potenzialità, sfumature.

Alla luce di queste considerazioni - ma ben altre se ne potrebbero portare a supporto tra le quali, di particolare rilievo: la presenza di Vocabolari, di testi di Ortografia, di Grammatica, di Critica eccetera - ritengo si possano sciogliere ( entrambi positivamente ) i quesiti che ci siamo posti; ovvero:

A) ha senso perseguire la trascrizione corretta del Siciliano;
B) il Siciliano può essere considerato, a pieno titolo, Lingua.


IL SICILIANO È LINGUA !

Rebus sic stantibus, PERCHE' IL SICILIANO ? E QUANDO ?

La questione, in realtà, è ben altra !
La scelta del sistema di comunicazione non è abito soggetto alla moda, al clima, al fine.

La scelta, nel nostro caso, è dettata a priori: il " SENTIRE SICILIANO ".

Il che significa " esprimersi con FORME, con SPIRITO, con IMMAGINI PROFONDAMENTE SICILIANI e non già con scialbe traduzioni dall’Italiano "; significa ancora ” liberarsi dal preconcetto che il dialetto debba solamente rivolgersi alle piccole cose, al folclore, al ricordo ".

" IL DIALETTO PUÒ ESPRIMERE TUTTE LE COMPLESSE REALTÀ: la storia, la filosofia, la sociologia, tutte le scienze, non in quanto tali, ma come patrimonio culturale che chi scrive consuma nell’ atto della creazione ".

E allora, QUALE SICILIANO ?

Quello di Catania o quello di Palermo ?
Quello di Siracusa o quello di Trapani ?

E perché non tutti assieme, la somma di tutti essi ?
L’ Agrigentino, l’ Ennese, il Messinese, il Nisseno, il Ragusano non sono pure essi Siciliano ?

Trapani, 23 Gennaio 1998


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